A bordo ring

scritto da Oliviero Motta il 16/03/2017 in accoglienza, parrocchie, rifugiati | lascia un commento

Ring2Il salone è molto ampio, a occhio e croce un antico fienile ristrutturato per fungere da sala della comunità. Insomma, questa sera c’è posto per tutti. In programma l’incontro dei fedeli della parrocchia per illustrare il progetto di accoglienza di richiedenti asilo che il parroco e il consiglio pastorale hanno deciso di realizzare. Ci capita spesso, in questi mesi. Io e Luca cominciamo ad assomigliare a una compagnia di giro; il programma in cartellone è infatti più o meno sempre lo stesso: cause e morfologia delle migrazioni, politiche e sistemi d’accoglienza in Italia, la proposta dell’accoglienza diffusa di Caritas, aspetti pratici e organizzativi. Poi dibattito e domande di chiarimento; via libera anche ai dubbi e alle incertezze che queste proposte generano pur nel vivo degli ambienti ecclesiali. Perché ci sono, eccome, le paure e le perplessità. Anche se l’invito ad aprire le porte è disceso direttamente dal Papa.

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Invidie

scritto da Oliviero Motta il 03/03/2017 in profughi, accoglienza, emigrazione | lascia un commento

20140705 174533Certe volte la vita è davvero beffarda. Si diverte a creare circostanze paradossali, nelle quali rimani incastrato e sembra che non ci sia nulla da fare. E allora finisce che prendi di mira il primo vetro che hai a portata. E lo butti giù a testate.

Prendi ad esempio Kofi, finito in Italia da qualche mese, accolto nelle strutture per richiedenti asilo: prima in un centro di medie dimensioni, da qualche mese in un appartamento per l’accoglienza diffusa insieme ad altri tre coetanei. Il percorso è comune a quello di decine di migliaia di giovani africani che in questi anni sono approdati qui dai Paesi del nord e del centro africa. I motivi del viaggio sono i più diversi, la molla che lo fa scattare varia da persona a persona, ma le tappe sono comuni: il disagio, la speranza, il rischio del viaggio e della traversata; la ...

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Laboratori di comunità

scritto da il 23/02/2017 in nessun tag | lascia un commento

Equipe OPOggi non c’era posto in nessuna delle sale e salette del centro civico. Ci sono giorni in cui non passa quasi nessuno, e ti assalgono i dubbi più scomodi sull’effettiva utilità di questo posto; poi, come d’incanto, spuntano pomeriggi così, nei quali non c’è un buco libero e tutto pare spumeggiare vitalità e socialità. Inutile dire che preferisco questi ultimi.

Beh, insomma, per farla breve dobbiamo chiedere al custode di aprirci la grande sala cinema-teatro proprio qui a fianco, decisamente sproporzionata per una riunione di una decina di persone. Ma tant’è.

 Le poltrone rosse ci guardano sospettose, nella loro rigida e ordinata immobilità. Decidiamo perciò di metterci direttamente sul grande palco e disporci in cerchio. Il legno sotto di noi mitiga un po’ l’aria fredda di un ambiente che avrebbe dovuto rimanere chiuso e disabitato ancora per un po’. Ma stare in cerchio, ...

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Breaking news

scritto da Oliviero Motta il 15/02/2017 in accoglienza, rifugiati, media, Informazione | lascia un commento

Massmedia17Quante volte ci siamo lamentati perché dai telegiornali e dalla stampa ci piovono addosso solo brutte notizie? Talvolta rimaniamo inchiodati sulla nostra poltrona con un senso d’oppressione, avvertendo di essere stati spettatori passivi di tutto il male che circola nel mondo. Ma, lo sappiamo per esperienza diretta, la realtà che ci circonda è fatta per lo più di cose tutto sommato buone e, non proprio raramente, di opportunità positive. Potremmo dire, con un facile slogan, che le buone notizie esistono, solo che… non fanno notizia. Già, perché sembra proprio che l’incapacità a valorizzare le notizie positive sia una caratteristica congenita del sistema d’informazione mainstream. Questioni, dicono gli esperti, di notiziabilità.

Ad esempio, se a contendersi la prima pagina sono la gestione negativa di un centro per rifugiati e, all’opposto, quella positiva di un altro centro, cosa prevale? Non c’è dubbio, la prima. Ne ho avuto la riprova ...

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Zero

scritto da Oliviero Motta il 01/02/2017 in Fragilità, autoaiuto, gruppo, donne | lascia un commento

Lo zero non è pressoché mai un numero simpatico. “Essere uno zero”, ad esempio, o “stare a zero”, sono espressioni di svalutazione, qualche volta di puro sconforto, di presa d’atto di un forte limite. La stessa cifra acquista invece un significato molto positivo quando ci si trova ad armeggiare con il “numero zero” di un giornale, o di un periodico.  Si tratta allora di assaporare un inizio, l’avvio di un percorso tutto da costruire e da vivere. Potremmo usare le parole di Niccolò Fabi: “Chiudi gli occhi/immagina una gioia/molto probabilmente/penseresti a una partenza. Ah si vivesse solo di inizi/di eccitazioni da prima volta/quando tutto ti sorprende e/nulla ti appartiene ancora”. E infatti eccoci qui, attorno al classico tavolo redazionale, a cercare di dar vita e contenuti a un nuovo (piccolo) giornale che cerchi di raccontare in giro alcune buone notizie, frutto del lavoro sociale di educatori e volontari sul territorio. La ...

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Reciprocità

scritto da Oliviero Motta il 18/01/2017 in accoglienza, rifugiati | lascia un commento

Magenta ProfughiAvverto con profonda ambivalenza i tentativi di far apparire in una buona luce i rifugiati e i richiedenti asilo. La scorsa estate, ad esempio, sono state molte le occasioni nelle quali si è cercato di mostrare che anch’essi sono in grado di pulire spiagge e strade, cucinare per i piccoli scout, donare il loro pocket-money ai terremotati, approntare spazi per la protezione civile attivata nei paesi colpiti dal sisma. Tutte cose buone, molto buone. Occasioni per far sperimentare l’umanità di queste persone anche a chi non ha l’opportunità di entrare in contatto e in relazione diretta con loro.

Capisco molto bene che questo tipo di comunicazione sia necessario in un Paese nel quale il pregiudizio si alimenta di luoghi comuni, di bufale e leggende metropolitane fatte viaggiare ad arte col passaparola, reale o sui social network. Eppure avverto un fastidio strisciante ogni volta che facciamo questo tipo ...

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In letargo

scritto da Oliviero Motta il 17/11/2016 in profughi, accoglienza, ospitalità | lascia un commento

Casa ChiesaLa mia guida sta brancolando nel buio più pesto. Non è per niente rassicurante. Nessuna luce, niente punti di riferimento,  i cellulari abbandonati poco prudentemente nelle borse.

Pochi passi strascicati e poi il rumore attutito dell’impatto del piede con i gradini. “Ah, ecco, ci siamo”. Per mia fortuna sono solo cinque, poi il battente si apre in una luce soffusa, assai più confortante. In un amen, è il caso di dirlo, siamo passati dal piccolo e malconcio appartamento del piano terra a una sagrestia antica, ammobiliata come dio comanda, con gli armadi in noce fino al soffitto. Nell’aria c’è come una strana sospensione, rafforzata dall’antica insegna che campeggia sulla porta: “Silentium”. Sembra di avvertire le risatine sommesse di schiere di chierichetti che qui si sono cambiati d’abito, sotto l’occhio vigile di quell’imperativo, e dei preti di turno. Nella lunga navata le sedie sono in un ordine silente ...

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Casa dolce casa

scritto da Oliviero Motta il 27/10/2016 in accoglienza, volontariato, rifugiati | lascia un commento

Più della metà delle famiglie nell’area metropolitana milanese è composta da single. Naturalmente dentro questa categoria c’è un po’ di tutto: l’anziano solo, l’uomo o la donna separati, gli eterni fidanzati che “ciascuno a casa propria, che si sta meglio”.  Dorina e Raffaele appartenevano a questa maggioranza, fino a poco tempo fa. Ormai decisamente più che trentenni, me li immagino condurre una vita tranquilla: ciascuno con la propria casetta, il mutuo da rimborsare, un lavoro che dà da vivere, una buona rete di rapporti sociali sviluppata nei piccoli centri della bassa. Due vite come tante altre, che a un certo punto si incontrano e si uniscono: le prime frequentazioni, poi un legame più impegnativo, fino a maturare la decisione di andare ad abitare insieme. Mi immagino anche le dinamiche del grande interrogativo, “andiamo a vivere da me o da te?”, sciolto da qualche variabile molto concreta che avrà inciso più di ...

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Together is better

scritto da Oliviero Motta il 06/10/2016 in Welfare, povertà, cooperazione, volontariato, emporio | lascia un commento

Quando si dice che “insieme è meglio”, il rischio della vuota retorica è davvero dietro l’angolo. Slogan buono un po’ per tutte le occasioni, magari solo per illuminare la parte piena del bicchiere che, comunque vada, c’è quasi sempre. Eppure ci sono delle circostanze e delle occasioni nelle quali puoi sentire davvero che non solo è possibile mettersi insieme, ma che così facendo riesci a mettere in sinergia, appunto, le parti migliori di ciascuno. E’ un po’ quello che percepisco in queste settimane di intenso lavoro per aprire un Emporio solidale in una cittadina poco distante da dove vivo. Non conosco con precisione la realtà quotidiana di quelle comunità – religiose e civili – per cui devo per forza di cose affidarmi a tanti soggetti sociali diversi in grado di “metterci” quello che altri non possono o non riescono. E così cooperazione sociale, volontariato, enti locali, azienda speciale dei Comuni e ...

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Ai box

scritto da Oliviero Motta il 15/09/2016 in Fragilità, anziani | lascia un commento

BoxIl corsello dei box, soprattutto nei complessi di grandi dimensioni, può diventare il luogo più significativo dei ritmi e delle dinamiche della vita condominiale. E’ la terra di nessuno nella quale inevitabilmente il nostro privato lampeggia e si affaccia su quello degli altri; in cui talvolta maturano furiosi litigi per parcheggi abusivi o per attività non consentite dal regolamento. Ma al contempo, è la terra di mezzo in cui scopriamo con stupore, all’esordio della bella stagione, quanto siano cresciuti i figli dei vicini; e può essere il luogo dell’incontro, se solo ci concediamo qualche minuto in più. Proprio come stasera, quando dalla porta dirimpetto alla mia spuntano Gilberto e Ada.

Gilberto la sorregge e la fa accomodare su una sedia pieghevole che ha già appoggiato al muro accanto al box. Poi la lega con una cintura di sicurezza di sua invenzione. In questo gesto c’è un po’ ...

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